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Morì in scooter contro l’auto in via Orlando: «Alla conducente ridata la patente»
L’incidente in via Orlando il 25 settembre scorso. La vedova di Ezio Natali, 71 anni: dopo il dolore, non sopportiamo anche questa beffa
LIVORNO. «Il giorno in cui mio marito è morto stava andando da un amico con lo scooter. È uscito e mi ha detto che sarebbe tornato a casa da lì a poco. Invece un’ora più tardi mi hanno suonato due agenti della municipale. Mi hanno detto che era successo un incidente...».
Da quel pomeriggio - era il 25 settembre scorso - sono trascorsi oltre otto mesi. Un tempo durante il quale Gabriella Biondi, 68 anni, ha cercato di convivere con il dolore e con gli acciacchi dell’età. Ma quando a fine aprile ha scoperto quella che a suo parere è una beffa e un’ingiustizia bella e buona, si è presentata dai carabinieri per fare una segnalazione alle autorità.
«Ho saputo quasi per caso - ha raccontato anche ai militari di Stagno, dove vive - che la donna che era alla guida dell’auto che ha causato la morte di Ezio ha chiesto di rinnovare la patente ma non le è stato concesso perché scade a dicembre e l’operazione va fatta non prima di quattro mesi dal termine. In ogni caso può di nuovo guidare - va avanti - perché sono scaduti i sei mesi di sospensione disposti dalla Prefettura all’indomani dell’incidente. Questa - prosegue - è una cosa che non posso accettare, per la memoria di mio marito e perché non voglio che nessuno provi quello che ho provato io e la mia famiglia».
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Nonostante l’amarezza della vedova, quello che è avvenuto - chiariscono fonti investigative - è assolutamente normale. Il più classico dei corto circuito del sistema, insomma, dove nessuno ha sbagliato ma dove la logica e il buon senso fanno fatico a darsi delle spiegazioni.
L’incidente. Per cercare di farsi strada all’interno di norme e responsabilità è necessario tornare in via Salvatore Orlando alle 15,40 del 25 settembre scorso, quando l’omicidio stradale non era ancora diventato legge.
Natascia Cau, 38 anni, ora indagata per omicidio colposo, è alla guida di una Fiat Punto in direzione via della Cinta Esterna, ferma l’auto per chiedere indicazioni e quando riparte effettua una inversione di marcia mentre sta sopraggiungendo lo scooter Yamaha T-Max condotto da Ezio Natali, 71 anni. Lo scontro - racconterà un testimone - è stato violentissimo. «Mio padre - aggiunge il figlio Andrea - ha provato a frenare ma non ha fatto in tempo a fermare lo scooter prima dell’impatto».
La sospensione. La legge in questi casi è chiara, come spiega un investigatore che ogni giorno si occupa di incidenti stradali e delle normative ad essi collegate. «Quando avviene un omicidio colposo (si parla del precedente all’entrata in vigore della nuova legge) come quello in cui ha perso la vita il signor Natali scatta la sospensione in via cautelativa». A farla è la Prefettura che può decidere di sospendere la patente della persona coinvolta fino a tre anni.
In questo caso la scelta è stata di sei mesi. E fin qui tutto nella norma. «Se proprio c’è da trovare l’inghippo - prosegue la fonte investigativa - è che i sei mesi sono scaduti prima che si arrivasse a una sentenza definitiva». Ecco dunque da dove nasce il paradosso. Perché la normativa prevede che sia il giudice, in caso di condanna della persona indagata a disporre eventualmente la revoca della patente. Ma ciò avviene quando la sentenza passa ingiudicata.
Ecco dunque spiegata la situazione per la quale la vedova si è rivolta ai carabinieri. «Può capitare - conclude la nostra fonte - che una persona che causa un incidente mortale abbia la sospensione della patente e poi anche la revoca, ma tra la scadenza della decisione cautelativa da parte della Prefettura e la condanna penale, quella stessa persona possa continuare a guidare regolarmente». Come in questo caso.
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